Complesso religioso con una ricca storia legata all'ordine francescano.
ATTRIBUZIONE: maestranze locali.
LOCALIZZAZIONE: Sarzana, (SP)- Liguria-ltalia.
INDIRIZZO: via Agostino Paci,8, Sarzana (SP)
COSTRUZIONE: XIII secolo.
La chiesa di San Francesco e l'omonimo convento sorgono nella piazza appena fuori dalle mura di Sarzana. Secondo la tradizione fu San Francesco stesso a fondarli in occasione della sua venuta nella cittadina. Il primo documento attestante la presenza di un cenacolo di frati francescani sopra il borgo, è del 1238 ma soltanto verso la fine del XIII secolo furono costruiti un convento più vasto e l'attuale chiesa. Nel XV secolo l'edificio fu ampliato con il dormitorio ed il chiostro. Ad oggi il convento è sconsacrato e nei suoi locali si trovano gli uffici del tribunale di Sarzana.
La struttura della chiesa, nonostante le diverse manomissioni, presenta alcuni resti che permettono di intravedere un'architettura gotico-romanica del tipo monastico del XII-XIII secolo.
All'esterno la facciata a capanna è a due ordini, molto diversi per soluzioni cromatiche e di materiali; la parte bassa del prospetto è completamente rivestita in marmo. Il portale, probabilmente trecentesco, è stato completamente distrutto e rimangono a testimoniare le sue origini solo alcune tracce delle basi di colonnine. Sopra una lunetta del XVII-XVIII secolo mal conservata che rappresenta la Vergine con il Bambino tra i Santi Francesco e Ludovico da Tolosa e nell'architrave in marmo è raffigurato San Bernardo da Siena circondato da un cordone francescano, segno della presenza dei frati Minori Osservanti, che presero il posto dei francescani nel 1462. Infine, sul prospetto si apre un finestrone semicircolare che illumina l'interno.
Sul lato destro della facciata, sopra una porta in ferro, di accesso al chiostro, vi è una lapide marmorea scritta in latino e in tedesco che ricorda la fondazione nel 1577 del cimitero dei mercenari tedeschi al servizio della repubblica di Genova. La lapide è sormontata da un bassorilievo tipico transalpino.
La chiesa si presenta con una pianta a croce latina e un transetto molto breve caratterizzato da due cappelle laterali ed una centrale a ridosso dell'abside.
L'interno è formato da un'unica navata con tre finestre per lato alte ed acute. L'ambiente è caratterizzato da lesene doriche e da altari laterali aggiunti, che assieme al soffitto, voltato a botte in barocca, contribuiscono a sminuire l'originale significato, un tempo sottolineato dalle semplici capriate lignee. La chiesa, più in generale, è stata molto rielaborata durante l'età barocca.
L'edificio è ricco di opere di notevole interesse. Sopra la porta d'ingresso un'enorme tela del 1656 raffigura l'Adorazione dei re magi. Il dipinto si attribuisce al pittore genovese Tommaso Clerici che realizza l'ovwa a soli vent'anni. Egli si era formato alla scuola di Francesco Merano detto il Paggio e lavorò per i Francescani di Genova dai quali certamente proviene il dipinto. Tommaso mori l'anno successivo a soli ventun anni a causa della peste che fra il 1656 e 1657 decimò la popolazione della città di Genova.
All'inizio della navata, al primo altare a destra, si trova una tela del XVII secolo, l'Adorazione dei pastori, attribuita al giovane Andrea Fiasella. L'opera ha numerosi punti di contatto con il dipinto del Correggio "La Notte" e si misura per tanto con un tema caro a grandi pittori italiani e stranieri. Le figure della composizione appaiono illuminate da violenti colpi di luce, di cui il bambino apparte la fonte, cari alla pittura fiamminga. Purtroppo, il fonte battesimale copre gran parte del dipinto e ne impedisce una soddisfacente lettura.
Sempre sul lato destro, l'immagine anonima del secondo altare copre un buco lasciato dal furto del capolavoro di Antonio da Carpena, detto il Carpenino. Pittore spezzino del XVI secolo, la tela raffigurava una Madonna in trono col Bambino e i santi Pietro, Gerolamo, Antonio e Giovanni Battista. L'opera apparteneva al primo periodo artistico del pittore spezzino e dovrebbe risalire al primi anni del 5CD Il furto avvenuto non molti anni fa, richiama anche quello accaduto dopo l'abbandono della chiesa dai Frati. Venne rubata un'importante reliquia qui custodita "il cingolo di San Francesco" un frammento cioè del cordone del saio del Santo, mai più ritrovato.
Sullo stesso Iato, una tavola di un altro pittore locale, Giovanni Battista Casoni, nato a Lerici, che visse nell'ombra del Fiasella, essendone collaboratore e cognato.
Raggiunto il transetto, nella parte destra in alto si trova il monumento funebre dedicato al vescovo di Luni, Bernabè Malaspina morto nel 1338.
Nella cappella del transetto destro si può leggere un'epigrafe con dedica votiva, sicuramente fra le più antiche della città:" Questa fu fatta in onore del Beato Francesco e per l'anima del signore Ugolino di Gragnana. Nell'anno del Signore 13C)". una lapide che ricorda la consacrazione della di San Francesco.
Sulla parete di sinistra della cappella, un'iscrizione marmorea in ricordo del cardinal Giuseppe Spina, apposta dalla sorella Maria nel 1838, nel decennale della sua morte.
Sopra l'altare è posta una splendida statua marmorea dell'Immacolata, opera lodevole per la sua eleganza e per la qualità del panneggio. La sua attribuzione è incerta ma ascrivibile ad uno scultore del XVII -XVIII secolo. Interessante è la scritta sotto ai suoi piedi che compone un perfetto anagramma:" Tutti con Adamo/ Pecchiamo. tranne una sola la madre di Dio".
Nel transetto sinistro si ammira uno dei capolavori custoditi a Sarzana: il monumento funebre del Piccolo Guarnerio degli Antelminelli risalente al XIV secolo. Poco distante un crocifisso marmoreo cinquecentesco, di gusto arcaico e di non pregevole fattura.
Accanto al monumento, si apre la porta della sacrestia che corrisponde allo spazio occupato dal primo oratorio del XIII secolo. Sopra questa, nella lunetta, un raro affresco raffigurante Cristo fra S. Francesco e S. Chiara e attribuito a Piamo della Quercia.
Passando alla navata sinistra si trova al primo altare una pala di Domenico Fiasella del 1630 raffigurante la Madonna col Bambino e i santi Bernardino da Siena e Salvatore da Horta. Subito dopo una Madonna della Salute. regalata al convento dai contadini sarzanesi nel 1584, in occasione di una pestilenza. AI terzo altare una madonna con Bambino e Santi attribuita a Giovanni Battista Casoni. È una copia del famoso dipinto eseguito nel XVI secolo da Andrea del Sarto e commissionato da Giuliano Scala. Eseguita nel 1528, l'opera raffigurava la Vergine in trovo circondata da numerosi santi. Dapprima custodito nella stessa Chiesa di San Francesco, venne portato a Genova e da quest'ultimo al museo di Berlino, ove andò distrutta.
Sull'altare maggiore, rifatto nel 1700 come risulta scritto sulla lapide, sono collocati, al centro un Crocefisso in gesso ai lati due piccole statue in marmo di San Francesco e Sant'Antonio, tutte opere del XVII secolo.
Dietro l'altare è conservato un coro ligneo di buona lavorazione artigianale risalente al 1500.
Sulla destra in una lunetta sopra una porta è ancora ben visibile un affresco del XIV secolo in condizioni che rappresenta Santa Chiara, Cristo e San Francesco, la porta che oggi introduce alla sacrestia, dove si trovano ancora ben conservati mobili e armadi in massello di noce del Cinquecento che custodiscono gli arredi sacri, era un tempo l'ingresso principale del primitivo oratorio francescano.
Da una porta laterale della sacrestia si accede ai lati sud e ovest del chiostro dell'antico convento, oui adibito a sede del giudice conciliatore. Lungo i corridoi che fiancheggiano il chiostro, lasciato in totale abbandono, numerose lunette affrescate rappresentano la vita di San Francesco. Gli affreschi dipinti a tempera dal pittore fivizzanese Stefano Lemmi risalgono all'inizio del XVII secolo e ricordano vagamente per la luminosità e la chiarezza dei colori certa pittura veneta dello stesso periodo. I pilastri con capitelli ottagonali, a sostegno delle arcate a tutto sesto, suggeriscono l'idea di un complesso posteriore quindi alla primissima fabbrica. Alcuni particolari dell'arcaico chiostro sono visibili invece ancora più a sinistra. Si tratta di tre arcate in cotto, e di colonne con basamento marmoreo, ormai in stato di abbandono.