Uno scrigno di arte sacra che racconta la storia religiosa di Sarzana.
ATTRIBUZIONE: maestranze locali.
INDIRIZZO: piazza Firmafede 7/15, Sarzana (SP).
COSTRUZIONE: 1578 ca.
L'oratorio della Misericordia, conosciuto oggi come Museo Diocesano, era la sede della confraternita "della Misericordia "o dei "Neri", istituita il primo aprile 1578. Collocata nella piazzetta dell'Imo Borgo che porta un nome antico "Firmafede", a ricordo della cittadella pisana, la chiesa viene ricordata nei documenti relativi alla vita della città soltanto nel '700 ma probabilmente dovette esistere, sotto altra denominazione, almeno nel XVI secolo. Le sue pareti laterali, infatti, rimaste immutate nonostante le modifiche apportate attraverso i secoli, denunciano un paramento murario in pietra, databile intorno al '200-'300.
Inizialmente, la confraternita nacque con lo scopo di fondare un "monte della pietà e della misericordia", iniziativa suggerita anche da un predicatore della quaresima, il cappuccino Evangelista da Genova, e firmata dal notaio Zaccaria de' Medici, Che Si tramutò poi. in quello di dedicarsi alla cura dei moribondi e al trasporto delle salme dei defunti.
Il 2 aprile 1584 un visitatore apostolico, trovò la chiesa in cattive condizioni, ma notò che era già Stato portato l'occorrente per i restauri. I confratelli assistevano e confortavano i moribondi, portavano i morti alla sepoltura, vestiti con la cappa nera e partecipavano alle processioni per la festa del Corpo di Cristo e di San Marco. La sua importanza, rispetto anche agli altri oratori presenti in città, Si rileva dal numero delle visite pastorali, superiori in numero a tutti gli altri. Alcuni secoli più tardi, la Misericordia, si fuse con l'altra denominata "Olmo" e divenne l'attuale" Pubblica Assistenza", con sede propria. Ad oggi la struttura è sede del Museo Diocesano che custodisce molti dei grandi tesori dell'arte religiosa della storia cittadina e della Valle del Magra.
Il Museo è collocato tra la Cittadella Medicea, e la parte più antica della città, l'Imo Borgo, precedentemente citato, degli antichi documenti, è qui testimoniato oltreché da un suggestivo accrocco di case che si appoggiano alle mura cinquecentesche, dalla piazzetta Firmafede. L'organismo, che rivela una struttura assai semplice, è costituito da un'unica aula rettangolare, voltata a botte, dotata di abside altrettanto rettangolare, anch'essa voltata a botte, in seguito ai lavori operati nel XVIII secolo. Le pareti laterali dell'aula centrale sono suddivise in tre parti e negli spazi centrali, entro lo spessore del muro, sono sistemati due altari: quello a sinistra dedicato alla Madonna del Rosario, è concluso da un frontone al cui centro vi è la figura di Dio, quello a destra è dedicato alla Beata Vergine del Suffragio.
La facciata di gusto settecentesco, presenta un portale dorico ed un soprastante timpano aggettante. In occasione dei lavori iniziati nel XVIII secolo, questa fu ricoperta da un rivestimento di intonaco e decorata con cornici e lesene ioniche.
Sempre in questo periodo venne aggiunto il portale marmoreo con le due colonnine, nella cui lunetta un affresco coevo versa oggi non in buone condizioni. Ulteriori aggiunte all'edificio, operate ancora in epoca ottocentesca, furono il campanile e la piccola costruzione addossata alla parete posteriore sinistra della chiesa. Recentemente è Stato completamente rifatto all'interno il pavimento. All'interno, in nicchie laterali, sono conservate due pregevolissime statue trecentesche, raffiguranti la Vergine Annunciata e l'Angelo Annunciante.
Il museo Diocesano è articolato da un ingresso e da sei sale, la prima oltre a svolgere una funzione di ricevimento e biglietteria, raccoglie testimonianze relative al territorio della Diocesi, alla città ed all'Oratorio. Vi è una mappa della Diocesi, realizzata nel 1770 in penna su carta da Matteo Vinzoni, nella quale si ha la percezione della vastità della Diocesi prima degli smembramenti successivi nelle Diocesi limitrofe di Carrara e Pontremoli. Le sei sale ospitano, invece, oggetti, opere, di rilevante importanza e di carattere quasi sempre religioso come il primo reliquiario dell'ampolla del Preziosissimo Sangue di Gesù, databile all'VIII secolo nella prima sala, gli armadi e le suppellettili della seconda sala O "sala degli armadi" , le ardesie, come "l'imago pietatis" attribuita a Filippo Martelli della terza sala, tele come "l'Adorazione dei pastori" attribuita a Domenico Fiasella, nella quarta sala dedicata al culto del Preziosissimo Sangue, varie opere esposte nella quinta sala interamente dedicata a Domenico Fiasella come "la vestizione di Santa Chiara", ed infine la navata costituente l'ultima sala dove sono conservate opere di scultura e pittura provenienti dalla Diocesi, in particolare dei luoghi sacri della bassa Val di Magra. Periodicamente nella Struttura vengono allestite mostre di particolare valore storico- artistico.