Pieve di Sant’Andrea

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La più antica chiesa di Sarzana, simbolo della fede millenaria del territorio.

ATTRIBIJZIONE: maestranze comunali
LOCALIZZAZIONE: Sarzana
INDIRIZZO: Via Mazzini, 23/25, Sarzana (SP).
COSTRUZIONE: X-XI secolo.

La chiesa di S. Andrea, antica pieve rurale appartenente alla Diocesi di Luni, può considerarsi il monumento superstite più ricco di testimonianze storiche che collegano l'antica Sarzana con la formazione della nuova città e dei nuovi borghi, sorge, infatti, alla confluenza delle due principali strade che, attorno al 1Cm solcavano il territorio, l'Aurelia e la Clodia.

La Pieve è sicuramente il monumento che conserva il maggior numero di testimonianze storiche e architettoniche della Sarzana medioevale. Il primo documento che ne parla risale al XII secolo; infatti, nel 1137, fu scelta dal vescovo Gotifredo di Luni come sede del Sinodo diocesano. In seguito, venne ricordata nel 1153, in una bolla del papa Anastasio IV come pieve battesimale e tale rimase anche dopo il trasferimento della sede vescovile, nel 1201, da Luni a Sarzana.

Così com'è giunta a noi, la chiesa, non rispecchia la conformazione originaria, che probabilmente era di dimensioni assai più modeste; infatti, da molti statuti della città si ha testimonianza di parecchie trasformazioni iniziatesi con il 1269, quando Si fece innalzare e coprire il campanile. Un primo restauro dell'esterno della pieve, nel 1929, scrostato dell'intonaco e riportato alla Struttura originaria, rivelò che l'attuale costruzione era Stata edificata sopra una più antica fabbrica. Con un secondo più approfondito restauro, operato negli anni 1969-73, fu scavato il pavimento e riporta alla luce la struttura originaria della chiesa risalente al XII secolo e si giunse ad una più approfondita conoscenza delle fasi costruttive dell'edificio. Già dal primo si intuì che l'organismo dell'edificio era costituito da uno più antico. La facciata, apparve, fino ad una certa altezza costituita da piccole bozze regolari di calcare pienamente consolidate dal prospetto della torre campanaria della quale Si scoprirono le finestre inferiori: una monofora e una bifora. Pertanto, la parte inferiore della facciata mostrò il tipo di una primitiva costruzione a tre navate con un corpo centrale sopraelevato sulle navi minori, aperto da una bifora arcaica. Con gli scavi condotti sul finire degli anni Sessanta del Novecento, Si scorsero i resti di un pavimento in cotto risalente al XIV secolo che copriva le basi dei colonnati e, oltre a lastre tombali, le fondazioni di un probabile altare medievale. Da ciò si dedusse, infine, che il primo impianto della chiesa si potesse ricondurre ad un edificio a tre navate suddivise da colonne con corpo centrale sopraelevato, con absidi terminali, probabile copertura lignea e pavimento in lastre di pietra. A questa fase appartenevano le basse monofore strombate, visibili ancora oggi, che si aprono sul prospetto sud- est dell'edificio a due ingressi, un tamponato in pietra e l'altro di piccole dimensioni con un rozzo architrave monolitico. Ad oggi, rimangono visibili di questa prima costruzione all'esterno, le due porte d'ingresso, una delle quali murata sul lato, la parte bassa della torre campanaria, originariamente incorporata nella navata sinistra della pieve, e la bifora con colonnina marmorea posta sopra la porta d'ingresso con una piccola testa apotropaica ed una palmetta in marmo proveniente dagli scavi dell'antica Luni. Fu inoltre scoperta una fornace per fondere i metalli, nel lato opposto alle absidi e sotto il livello del pavimento, che probabilmente servì per la fusione delle campane. La prima ricostruzione della chiesa e del suo campanile, risale al XIV secolo, quando l'interno venne modificato in un'unica aula; verso la fine del XVI secolo la pieve fu trasformata e modificata come appare oggi. Nel 1579 Maestro Giacomino del fu Guglielmo Ugolino, operò sia all'esterno che all'interno la totale ristrutturazione. È costituita da un'unica navata, coperta da volta a botte terminante con abside semilunare, scandita da un doppio ordine di pilastri addossati. Quello inferiore con paraste poggianti su alti piedistalli, inquadra archi a tutto sesto e si conclude con una trabeazione continua, che corre lungo l'intero perimetro della chiesa. Nell'ordine superiore, più contenuto in altezza, sia aprono finestre rettangolari. Nell'abside è collocato, attualmente, il fonte battesimale, che si trova in una cappella coperta da volta a crociera sulla destra dell'ingresso. Il fonte è costituito da un grande catino decagono in marmo, in cui sono scolpiti puttini e cariatidi intercalati da festoni di frutta, attribuiti al carrarese Giovanni Morello, mentre il coperchio, nobile intaglio ligneo del tardo Cinquecento, è di Giulio Giannozzi di Massa. Al di sopra dell'ingresso è collocata la cantoria; un coro ligneo segue l'andamento dell'abside. Due altari sono disposti in nicchie simmetriche rispetto all'arco trionfale. Attraverso una scala a due rampe, sulla destra dell'ingresso, Si scende nella zona inferiore dove è riconoscibile l'originario impianto della chiesa a tre navate con absidi terminali. Nel fondo della chiesa, si trova incastonata nel muro, una pietra tombale del Trecento, con un'iscrizione ormai illeggibile, raffigurante un personaggio in abiti da cerimonia; in alto si trova una tela del Seicento raffigurante la Vergine con il Figlio, San Sebastiano e San Eutachiano. Sulla destra vi è un vano con una volta affrescata della fine del XVI secolo, dove ad oggi si conservano i confessionali.

L'acquasantiera, collocata sulla sinistra, è composta da una vasca sorretta da un fusto con base tronco- conica e quattro volute agli angoli a forma di foglia, probabilmente Si tratta di un'opera proveniente da Luni. Lungo la parete di destra, sono riapparsi i resti di un affresco, probabilmente del Cinquecento, con il simbolo della luna. Sopra il barocco altare di destra, è posto un dipinto del XVI secolo raffigurante San Francesco da Paola. Nella sacrestia della Chiesa, si trova uno dei più felici dipinti di Domenico Fiasella, "la Vocazione dei Santi Giacomo e Giovanni". Sopra l'altare, è posto un Crocifisso ligneo patinato del XV secolo, mentre sull'altare di sinistra è posto un affresco del Quattrocento con la Vergine ed il Figlio, opera popolare di uno sconosciuto pittore locale. Dopo il restauro, lungo tutto il lato sinistro della chiesa, sono state collocate alcune statue e reliquie provenienti da altri luoghi: tre statue in marmo del Cinquecento raffiguranti San Pietro, Sant'Andrea ( patrono della città di Sarzana) e San Paolo di ignoto scultore carrarese, un tempo collocate sopra il portale della chiesa, l'Angelo annunciante e la Vergine Annunciata, risalenti al Trecento di artista riconducibile alla scuola di Giovanni Pisano, provenienti dall'oratorio della Misericordia; due statue in legno policromo rappresentanti una Santa martire e San Rocco; calco in gesso del Cristo di Carlo Fontana donato alla chiesa dallo scultore stesso. Nella cripta della chiesa si può osservare un rilievo in marmo del Trecento con angeli reggi stemma, riutilizzato nel XVIII secolo come pietra tombale.

La facciata attuale della chiesa è in pietra a faccia vista con la torre campanaria che si alleggerisce dal basso verso l'alto, secondo la tipica cadenza romanica. Oltre ai due oculi che si aprono sulla fascia muraria più tarda, è collocata una bifora spartita da una colonnina in marmo bianco con un semplice capitello a stampella, su cui è scolpita una testina. Il portale Cinquecentesco in marmo bianco, sormontato dal "sidus" una stella a Otto punte, il sigillo degli Anziani che in questa chiesa si riunivano per le assemblee cittadine, simbolo del comune di Sarzana e costituito da stipiti figurati con cariatidi femminili, che sostengono al di sopra dei capitelli ionici, un architrave concluso da un frontone a volute. Sui fianchi sono leggibili le varie trasformazioni subite dall'edificio. Sulla fascia inferiore del prospetto nordovest, si riscontra, nel primo tratto, una muratura in bozze regolari di calcare uguali alla zona inferiore della facciata, mentre nel secondo una Struttura in bozze di arenaria. In questo tratto si aprono piccoli ingressi ormai tamponati, tra cui una porta architravata, con i simboli della Croce e dell'Agnello, e un arco di scarico in marmo. Al di sopra è disposta una fila di monofore appartenenti alla seconda fase costruttiva della chiesa. Anche il fianco sud- est presenta differenze murarie e aperture di varia epoca: monofore di altezza differente risalgono alle due fasi costruttive medievali, mentre finestre rettangolari cinquecentesche si aprono nella fascia superiore analogamente al fianco sinistro. Ingressi a vari livelli, attualmente tamponati, segnalano gli accessi alle chiese sovrapposte. La chiesa contiene rammenti marmorei appartenenti a tombe terragne, tra cui una lapide ora murata sul fianco sud-est con l'iscrizione: "In nomine domini amen. Sepulcrum Mercadantis de Pazamezana".

A rendere l'edificio ancora più imponente è senza dubbio la presenza del campanile in pietra viva sulla parte sinistra dell'edificio, che rispecchia la canonica successione di aperture sempre maggiori dal basso verso l'alto delle torri romaniche. Questo, è inoltre caratterizzato, dalla successione di quattro ordini a monofora, bifora, trifora e quadrifora, secondo uno schema evolutivo piuttosto in voga nell'architettura civile e religiosa medievale.

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