La maestosa cattedrale che domina il centro storico di Sarzana.
ATTRIBUZIONE: maestranze comunali.
LOCALIZZAZIONE: Sarzana, (SP)- Liguria-ltalia.
INDIRIZZO: Via Nicolò V,2, Sarzana (SP).
COSTRUZIONE: XIII-XIV secolo- 1355.
Nel 1201, quando il Vescovo di Luni fu costretto ad abbandonare l'antica sede ed a trasferirsi nel vicino borgo di Sarzana, venne stipulata una convenzione fra il Vescovo ed il Capitolo, già autorizzata verbalmente nel 1187 dal pontefice Gregorio VIII ma non attuata per la repentina morte del papa; secondo la quale si concedevano ai canonici le pievi di S. Basilio e di Sant' Andrea, con tutti i beni ed i diritti parrocchiali ad esse spettanti.
Tale convenzione fu poi approvata da Innocenzo III con la Bolla del 7 marzo 1202. Da ciò si evince che nel borgo esistessero già due pievi, e come se si fosse voluto fermare il proposito di fabbricare qui la nuova cattedrale, ma mancano i documenti atti a testimoniare la sua edificazione e degli artefici che vi lavorarono. Certo è che venne scelta la sede di S. Basilio come sede del Capitolo, e sopra di essa fu costruito poi il nuovo tempio. Di ciò ne dà prova oltre il cerimoniale per l'ingresso del Vescovo nella Diocesi, il vedere denominata questa antica chiesa, ora S. Basilio, ora S. Maria ed ora con entrambe le appellazioni fino quasi al cadere del XIII secolo, mentre andando avanti le rimane la sola dedica di Cattedrale di Luni. La costruzione cominciò intorno al 1204 e dovette condursi lentamente e trascinarsi innanzi per più anni e a lunghi intervalli, aspettando di accumulare il denaro necessario, che veniva ritratto dai debiti dell'Opera. Pare certo che fosse consacrata nel 1225, nonostante fosse ancora incompiuta e così vi rimase per anni, nel 1331 ancora, l'interno non era terminato. La facciata rimase disadorna fino alla metà del 300. Secondo il suo disegno iniziale, l'edificio aveva la forma di una croce latina ed era partito in tre navate "pari ad ampiezza ad ogni altra chiesa d'Italia", come visibile ancora oggi, la navata centrale, in particolare, è sostenuta da colonne ottagone di marmo bianco apuano con capitelli decorati elegantemente in diversa foggia di probabile realizzazione da maestranze pisane arricchite di fogliette di modellato fluido nella serie a destra o del tipo a crochet o stilizzate con protomi umane o animali dall'intaglio minuzioso, sui quali furono voltati, archi romani. La navata maggiore faceva capo al presbiterio di forma quadrata, ai lati del quale si aprivano due cappelle sormontate da archi a sesto acuto di marmo bianco e nero, la crociera veniva determinata da due cappelloni d'architettura gotico- lombarda. I muri laterali esteriori erano fasciati di pietra arenaria, con al sommo elementi di architetti di marmo o di pietra e qui si aprivano alcune graziose finestre bifore ogivali. Davano accesso alla chiesa la porta maggiore, che conserva ancora la sua forma con gli ornamenti antichi, e le due più piccole ai fianchi laterali accanto alle cappelle di crociera, di certo coordinate allo stile architettonico dell'edificio. Il soffitto era dotato di robuste travature semplicemente lavorate, sulla fine del XV secolo, rifacendo il tetto, si dipinsero "li legnami" per mano di un maestro Gottardo. Ciò che d'antico è rimasto intatto, e si vede ancora oggi sotto alle opere eseguite posteriormente, ci consente di dare un'idea generale del Duomo, facendo riferimento alla sua prima costruzione. Anticamente il tempio era decorato da una serie di altari corrispondenti in numero alle moderne cappelle, anzi tre in più. La chiesa rimase in queste condizioni fino al 1450, quando Andreola e Filippo Calandrini, madre e fratello uterino di Nicolò V, vollero dedicare a San Tommaso, in onore del pontefice che portava questo nome, la cappella a sinistra della crociera, che per opera dei maestri Antonio Mafioli da Carrara e Benedetto Beltrami da Campione, venne allungata e fasciata di marmo bianco all'esterno con zoccolo, lesene, stemmi, cornici, archetti e adorna di due eleganti finestre bifore.
Non si si conservano tracce visibili dell'impianto originario della cappella maggiore, trasformata e allungata a partire dal 1640 su progetto di Nicolò Bardi. Tuttavia, è ancora visibile nel locale di probabile origine cinquecentesca, dietro l'abside della cappella del crocifisso, oggi locale che ospita la caldaia, parte della parete laterale sinistra dell'originario vano absidale maggiore ad impianto quadrangolare. Si tratta della porzione angolare della cappella, realizzata anch'essa in muratura a blocchi regolari di arenaria. Neppure delle cappelle absidali minori si conservano tracce visibili dell'apparato murario originario, anche se le murature dei vani attuali sembrano definire il perimetro di quelle originali. Unici elementi certi risalenti alla prima fase costruttiva sono alcune porzioni degli archi ogivali che davano accesso alle cappelle, non visibili perché celate dal cassettonato ligneo seicentesco. Nell'intercapedine tra il soffitto e le capriate, si scorgono, nella parete sovrastante l'arco di accesso alle cappelle, alcuni conci degli archi più antichi, delimitati da una cornice di coronamento a ovolo con listello, realizzati in marmo bianco apuano. Di probabile derivazione dai modelli delle architetture mendicanti è, ancora, la soluzione delle coperture lignee delle navate, in origine a vista, impostate a quote lievemente differenti fra loro, determinando un forte senso di penombra nella parte superiore della chiesa. Il sistema statico adottato a Sarzana nella navata maggiore è composto da capriate, con puntoni, catena, monaco e saettoni, collegati tra loro con nodi a intaglio; nelle navate laterali sono invece presenti semplici puntoni, appoggiati a quote diverse sui muri longitudinali.
Capriate e falsi puntoni, sorretti da eleganti mensole lignee a foglie d'acqua costituiscono l'orditura principale, legni longitudinali a sezione quadrata costituiscono l'orditura secondaria. La complessa orditura lignea veniva, in alcuni casi, conclusa d a una decorazione pittorica di tipo floreale, figurativo 0 geometrico, in modo da conferire luminosità e colore ad una struttura che, in assenza delle finestre del claristorio, appariva molto oscura. Anche in questo caso, l'impianto ligneo di copertura fu impreziosito da una decorazione pittorica, completata alla fine del XV secolo da un maestro Gottardo, ancora oggi in parte leggibile lungo gli spigoli dell'orditura principale. LO spazio della chiesa trecentesca doveva presentare un'illuminazione diffusa, prodotta dalle aperture che si aprivano lungo le pareti longitudinali, dal rosone di facciata e, prima delle trasformazioni del XVII e XVIII secolo, da quelle esistenti nelle cappelle absidali. Nell'abside maggiore vi è una polifora, tamponata probabilmente, in seguito al posizionamento della pala marmorea della Purificazione di Leonardo Riccomanni da Pietrasanta, sulla parete di fondo. Lungo i fianchi della cattedrale si trovano due cappelle, di forma quadrangolare, oggi dedicate alla Purificazione (a destra) e a San Tommaso (a sinistra). Pensate in una stessa fase costruttiva, come dimostra la sostanziale simmetria rispetto all'asse maggiore della chiesa, l'identità dell'impianto planivolumetrico e la forma della volta di copertura, a crociera costolonata, esse vennero completate in epoche diverse, successivamente al corpo principale della cattedrale. La prima ad essere lavorata, fu quella lungo il fianco destro, volume necessario a permettere un collegamento interno tra la chiesa e la sacrestia, che in questo caso rivestiva anche la funzione di sede del Capitolo dei canonici.
Questa cappella risulta coperta da una volta a crociera con costoloni a toro in laterizio intonacato. La tecnica muraria visibile all'esterno risulta affine a quella già adottata nella cattedrale, con paramento in grandi blocchi di arenaria, delimitato superiormente da archetti pensili ogivali, pure in arenaria. La parete subì modificazioni in seguito alla collocazione dell'ancona della Purificazione nel 1642, per la quale si dovette occludere la finestra di fondo. Per questo motivo si rese necessario aprire la monofora rettangolare posta sul fianco destro della cappella, ancora oggi esistente, di fronte alla porta di accesso alla sacrestia. La fase costruttiva della cappella di San Tommaso fu avviata a partire dal maggio 1450 dai maestri Antonio Mafioli da Carrara e Benedetto Beltrami da Campione su incarico della madre Andreola Parentucelli e del fratello uterino di Nicolò V, Filippo Calandrini, per accogliere le sepolture di famiglia. Nonostante gli incarichi che IO videro impegnato duramente, la cappella venne inaugurata il 3 ottobre 1460 con una solenne cerimonia. Calandrini promosse il completamento della facciata che avvenne nel 1474 per mano di Leonardo Riccomanni; i lavori seguono il progetto trecentesco ad eccezion fatta del rosone che si conforma al gusto quattrocentesco. Nella parete di fondo della cappella di San Tommaso, fu posizionata la maestà dell'incoronazione nel 1460, il grande dossale marmoreo per l'altare maggiore, commissionata da Giovanni Iacopo Cristofori a Riccomanni nel 1432 per l'altare maggiore della cattedrale, e ciò determinò l'esigenza di collocare, Oltre all'oculo concluso da una lastra marmorea delicatamente traforata con un raffinato motivo tripartito quasi fosse sottoposto ad un moto a "vortice", anche due leganti bifore sulle pareti laterali della cappella. Tali aperture, sono suddivise da una colonnina ottagonale provvista di un prezioso capitello a foglie arricciate. La nuova ancona per l'altare maggiore venne eseguita tra il 1463 ed il 1471, sempre da Leonardo Riccomanni aiutato dal nipote Francesco.
Nel 1617 venne ricostruita la cappella alla destra dell'altare maggiore su committenza del vescovo Salvago agli scultori carraresi Giacomo e Michele Guidi, destinata a custodire la reliquia del sangue di Cristo.
Dal 1626 al 1653, il pittore sarzanese Domenico Fiasella, esegue la decorazione della cappella. Gli interventi avvenuti dopo questo sono da ricondurre al clima di Controriforma del periodo. Nel 1680 venne realizzato il rifacimento della cappella del Crocifisso, su commissione del cardinale Lorenzo Casoni, dove viene posto il celebre Crocifisso di Mastro Guglielmo del 1138 fino ad allora custodito nella chiesa di Sant'Andrea.
Nel 1652 1'architetto genovese Luca Carloni traccia le linee fondamentali per il progetto di ristrutturazione del corpo delle navate, consistenti nel riordinamento delle navate laterali mediante nuove partiture architettoniche e nella realizzazione di cappelle esterne all'edificio, per dare migliore sistemazione agli altari che in precedenza erano addossati alle pareti interne. Le cappelle vengono poi realizzate nel 1699 dall'architetto Francesco Antonio Milani.
Nel 1670, il pisano Pietro Gambelli esegue l'attuale e caratteristico soffitto ligneo a cassettoni, mentre nel 1682 viene eseguito un nuovo altare dallo scultore Isidoro Baratta.
Il cardinal Casoni, commissiona nel 1705 al pittore napoletano Francesco Solimena, la tela raffigurante San Clemente papa e Santi, originariamente per la cappella del Crocifisso poi trasferita nel coro. Di poco posteriori sono gli affreschi della cappella, attribuiti a Pietro Andrea Barbieri da Fosdinovo.
Nel 1722 Giuseppe Maria Crespi, dipinge per la cappella Cattani, la terza sulla sinistra, la pala d'altare raffigurante l'Annunciazione ed i santi Giovanni Battista, Giuseppe e Lorenzo.
Con la soppressione dei monasteri e dei conventi, la cattedrale eredita una parte degli arredi degli edifici scomparsi.
La Cattedrale di Santa Maria Assunta, in stile romanico-gotico, presenta una facciata a capanna di età romanica, ampliata e modificata in varie epoche successive. La parte più bassa in marmo, le esili colonnine e l'ampio portale strombato sono realizzati con la primaria struttura dell'edificio e denotano uno stile pienamente gotico. Questo si può osservare guardando le curve a tutto sesto del portale trecentesco.
Il portale realizzato nel 1355, opera del maestro Michelino de Vivaldo, è adornato da tre eleganti colonne con graziosi capitelli, la pietra dove è formato l'architrave della porta reca la scritta: MCCCLV, "Questa pietra fo misa qui sopra la porta Opraro Michelino de Vivaldo" e avrebbe dovuto sancire la fine dei lavori. Questa epigrafe commemorativa, al pari di altre coeve, presenti in varie chiese delle zone limitrofe, rimarca il ruolo centrale nell'edificazione o nella trasformazione degli edifici sacri dei massari o degli operai.
La lunetta realizzata con la tecnica del mosaico è invece di epoca moderna e raffigura l'evento biblico dell'Assunzione di Maria al cielo tra l'esultanza degli angeli. La parte superiore fu terminata nella seconda metà del XV secolo. Il rivestimento marmoreo della parte superiore e lo splendido rosone, sono completati nel 1474 per conto del Cardinale Filippo Calandrini e sono opera di Lorenzo da Pietrasanta. Nella cornice che conclude l'edificio, una lunga iscrizione ricorda gli interventi del cardinal Calandrini per il completamento e l'abbellimento della cattedrale.
Tre statue che sovrastano la cattedrale sono poste sul cornicione terminale della facciata. Aggiunte nel 1735 raffigurano partendo da sinistra, Sergio IV (che la tradizione considera di origine sarzanese), Sant' Eutichiano papa e martire lunense e Niccolò V. Previste già nel 1474, come si legge lungo il cornicione della facciata, esse furono aggiunte solo nel 700.
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Le due strutture laterali intonacate della facciata sono state aggiunte verso la fine del XVII e inizio del XVIII secolo durante la costruzione delle cappelle lungo i fianchi interni della chiesa. I corpi di fabbrica solo leggermente arretrati e terminano in alto con una grossa voluta e un pinnacolo in marmo che bene si legano con l'antica struttura. Sulla parte sinistra della facciata, in alto, si trova infissa negli interstizi del marmo una specie di spada che vuole ricordare la pace fatta nella cattedrale tra i Ghibellini milanesi ed i Guelfi fiorentini nel 1353 per intervento del futuro imperatore Carlo IV. La sepoltura della spada simboleggia la rinuncia ad ogni strumento della guerra. Il campanile risale alla primitiva costruzione ed è per tanto l'unico resto della più vecchia pieve di San Basilio. Composto da un'alta torre quadrata, è costruito con materiali diversi rispetto a quello della chiesa, ha una robusta struttura a torre che è ingentilita dalle snelle colonnine poste sui quattro lati. Il campanile presenta la tipica successione romanica delle polifore crescenti, ma denota uno spirito più tardo. Nel 1504 fu eseguita la scalinata d'ingresso, servendosi del marmo delle rovine di Luni, mentre il piazzale antistante la chiesa venne lastricato nel 1592. La cattedrale ebbe gravi danni in seguito all'ultimo conflitto mondiale: Il paramento dava segni di scollamento dalla muratura sottostante a causa dello scoppio di alcune bombe nei pressi della cattedrale. 1979 la Soprintendenza procedette a consolidare il paramento marmoreo, fissando le bozze sconnesse con perni in acciaio inossidabile e resine reversibili, invisibili all'esterno, e stuccando i giunti per evitare infiltrazioni d'acqua.