Residenza di una delle più antiche famiglie nobiliari della città.
ATTRIBUZIONE: maestranze comunali.
LOCALIZZAZIONE: Sarzana (SP) – Liguria, Italia.
INDIRIZZO: via Mazzini, 64, Sarzana (SP).
COSTRUZIONE: seconda metà XVIII ca.
Si tratta di un edificio di origini rinascimentali, ma il cui aspetto attuale risale al Settecento; la famiglia Magni, che fece costruire il palazzo nel tardo Cinquecento, era originaria di Como e si era trasferita a Sarzana con Bernardo. che era un architetto militare al servizio dell'imperatore Carlo V.
La costruzione tipicamente settecentesca nacque con ogni probabilità nella seconda metà del XVIII secolo, su disegni di un ignoto quanto abile progettista. Limitata dagli edifici circostanti, essa affaccia al fronte, ripartita da cornici in quattro piani, su Viale Mazzini. Dei due piani mediani, originariamente adibiti a residenza padronale, l'inferiore alterna finestre con frontone triangolare (A) ad altre con frontone curvilineo (B), secondo il ritmo "AA BB BB AA". Il portale d'ingresso è in stile classico, ispirato però a quelli del Cinquecento genovese incorniciato da due paraste doriche che reggono un architrave decorato con fregio, che introduce ad un atrio di sorprendente eleganza, nell'aereo movimento delle quattro colonne, che, alla funzione statica, abbinano un risultato armoniosamente decorativo; Si trovano qui anche lapidi con iscrizioni latine, probabilmente di epoca imperiale, provenienti , forse ,dagli scavi di Luni, una delle quali riporta i nomi dei membri della corporazione dei falegnami (Fabri tignari) e l'altra dei carpentieri (dendrophori). Qui è collocato un ampio e luminoso scalone che porta ai piani superiori, preceduto da una volta sorretta da quattro possenti colonne in marmo, con un ripetitivo motivo architettonico di colonne e balaustre. Nel cavedio interno al palazzo, si trovava fino a POCO tempo fa, una statua di soldato loricato, esposta alle intemperie, che oggi, restaurata, è visibile nel museo archeologico di Luni. All'interno del palazzo vi è poi un piccolo e curioso cortile, recante tracce di un affresco a motivo paesaggistico- agreste; l'intento dell'autore era forse quello di unirsi alla vegetazione presente nel ristretto perimetro, per conferire all'insieme un più ampio respiro, naturalmente limitato.
Salendo per la marmorea scalinata, si arriva ad un appartamento posto al secondo piano, dalla pianta rettangolare, con due finestre sul corso ed un soffitto dipinto a trompe d'œil, per dare l'illusione di un'altezza maggiore di quella che ha realmente. Le pareti sono decorate con vedute marine e contribuiscono a donare grazia all'insieme. La mobilia, forse in parte originaria della casa, è di tipo Biedermeier, per lo più in legni di frutto; la spinetta viennese è firmata da Joseph Bôhm e vi sono, poi, una coppia di divani viennesi del 1850 circa ed un altro ancora, austriaco, o comunque dell'alta Italia.
Il salotto centrale è costituito da un camino marmoreo, che si prolunga illusionisticamente sul muro con decorazioni dipinte databili, curiosamente, al 1782 circa. Questo escamotage di affrescare la stanza con decorazioni di tipo architettonico, e vedute, era molto utilizzato in Italia e in Inghilterra in quel questo metodo conferisce, infatti, profondità e rilievo, oltreché risparmio sui materiali che avrebbero dovuto usare, altrimenti, in sostituzione al disegno .
La tecnica utilizzata per alcuni affreschi, come quello della porta d'ingresso , rappresentante una fortezza Che sarebbe il forte di Castruccio, è la "grisailles", Che è caratterizzata dall'utilizzo di toni chiari e scuri in monocromo. I mobili presenti in questa stanza, sono tutti antichi, spicca in questo caso una sorta di consolle neoclassica, con una doppia zampa anteriore incurvate e con teste femminili dorate, in mogano con dettagli in legno intagliato e dorato, dotata di un piando di bardiglio e una specchiera con doppie lesene e due pilastri scanalati per parte. Alcune caratteristiche della consolle, come le doppie zampe davanti incurvate a doppia mossa, ci permettono di fare ipotesi sulla datazione, probabilmente risale al periodo della piena Restaurazione, verso il 1820.
Questo appartamento, probabilmente , apparteneva ai membri cadetti di una buona famiglia, non di certo alla grande aristocrazia italiana, come testimoniato dal fatto che si trovi al secondo piano e non al piano nobile.
Tutta la casa è impostata sulle regole della geometria: è una casa dove i mobili sembrano trovare da soli la loro sistemazione. Tra i tanti oggetti decorativi, spicca un centro- tavola con tre canefore, forse le Tre Grazie, nel gusto Thomire, Parigi, 1820 circa.
La stanza che oggi è adibita a camera da letto, e che probabilmente era un salotto, è occupata da un grande armadio genovese in noce del tardo Settecento. Oggi restano alcune "chiavarine" o sedie di Chiavari, rivestite in damasco rosso. Il pavimento, rifatto negli anni sessante, era probabilmente rivestito da una moquette a fiori rossi, per i pavimenti dei palazzi non si usava mai il marmo, ma il cotto ricoperto spesso nell'Ottocento, non più con tappetti ma con moquette da parte a parte. I dipinti ornamentali di questo ambiente portano la data del 1872 e le iniziali "PA" che convivono con un lampadario di una lega che imita il bronzo, forse ghisa, una specchiera databile al 1850 circa come denota la doratura quasi violenta che la caratterizza ed una consolle databili a POCO prima dell'Unità d'Italia.
LORICATO MAGNI GRIFFI
OGGETTO: Scultura.
ATTRIBUZIONE: non rilevabile. DATAZIONE: età
Flavia (69-96 d.C.) MATERIALE: marmo.
La statua, spezzata all'altezza delle ginocchia, è priva della testa, lavorata a parte, e che prevedeva l'inserimento nel cavo di alloggiamento predisposto; perdute anche le braccia anticamente inserite con perni.
Il personaggio è raffigurato come generale vittorioso, secondo un noto modello creato in età ellenistica per la propaganda di Alessandro Magno, che si fece rappresentare nell'impeto della battaglia con indosso la corazza anatomica (lorica) a corsetto cilindrico con fila di pteryges (frange poste a chiusura della corazza).
Si tratta di un eccellente esemplare caratterizzato dal dinamismo della figura Che, come suggerisce la spalla destra sollevata, tendeva in avanti il braccio, mentre sul fianco sinistro pendeva la spada di cui resta parte del fodero. II mantello è fermato sulla spalla destra da una spilla circolare a forma di rosetta, mentre due fila di pteryges decorate da protomi di animali e da un'aquila che ghermisce la lepre chiudono la corazza.
Al trionfo militare fa esplicito riferimento la decorazione della lorica con due Vittorie alate che ornano un trofeo, secondo la tradizione romana, appendendo sopra un palo le armi sottratte ai nemici sconfitti.
La statua ha fatto parte dell'arredo di Palazzo Magni Griffi a Sarzana ed oggi si trova al Museo Archeologico di Luni.