Palazzo Roderio (Comune)

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Elegante residenza nobiliare nel cuore del centro storico di Sarzana.

Attribuzione: Giuliano da Maiano, Antonio Roderio.
Localizzazione: Sarzana (SP), Liguria, Italia.
Indirizzo: piazza Matteotti, (Sp), Sarzana
Costruzione: XV secolo d.C.

Palazzo Roderio, oggi sede del comune, occupa il lato sud-ovest dell'attuale piazza Matteotti. La costruzione di un vero e proprio "Palazzo del Governo", dove concentrare l'attività politica e gestionale della città di Sarzana, fu avviata soltanto nel 1466. In passato, infatti, l'assemblea dei rappresentanti del popolo si riuniva nella chiesa di S. Andrea, in quella di S. Maria, o in altri luoghi pubblici o privati. II palazzo prende avvio sui disegni di Antonio da Lucca anche se quest'ultimi non vennero mai portati a compimento. Nel 1473 durante la signoria dei Medici, ebbero inizio i lavori di un nuovo palazzo, progettato da Giuliano da Maiano, celebre architetto del Rinascimento attivo alla corte dei Medici a Firenze. L'elegante palazzo comunale richiama infatti nelle forme, le architetture rinascimentali fiorentine.

La conquista della città di Sarzana da parte dei Genovesi interruppe però anche questa nuova opera; l'edificio infatti fu parzialmente demolito e la sua completa ristrutturazione fu affidata all'architetto genovese Antonio Roderio nel 1554. La struttura fu terminato nel 1555 come si rileva dall'iscrizione posta nell'architrave della porta della sala del Consiglio. All'edificio furono anche aggiunti particolari che richiamano le forme dei più noti palazzi genovesi. Curioso è osservare come un edificio progettato da Giuliano da Maiano, sia oggi ricordato, anche in documenti ufficiali dell'Amministrazione comunale, come "Palazzo Roderio" dal nome dell'architetto genovese che lo completò. Nel XVII furono apportate le prime modiche e nel 1825 fu aggiunto il terrazzo con porticato su piazza Luni e il balcone sostenuto da due colonne antistante piazza Matteotti. L'ultimo restauro venne apportato nel 1933.

L'edificio, in stile neoclassico, si articola su due piani più mezzanino e presenta una pianta quadrangolare, con il muro perimetrale esterno di notevoli dimensioni e un cortile interno colonnato.

Sulla facciata principale posta su Piazza Matteotti, il piano terra si caratterizza dalla presenza del bugnato, aggiunto dall'ingegnere Giulio Mazzocchini nel 1933 a seguito di un restauro dovuto dal danneggiato del terremoto del 1920. Perfettamente centrale si apre il portone principale di accesso dove ai lati sono collocate due colonne in marmo che sorreggono un piccolo balcone, che fu aggiunto nell'ottocento, con colonnine sempre in marmo. A sinistra e a destra del portone due finestroni con grate in ferro battuto. Varie targhe apposte sulla facciata ricordano alcune vicende cittadine del Risorgimento e della lotta antifascista.

Sempre sul prospetto, al piano superiore si trovano cinque finestroni sulla facciata intonacata con trabeazioni e cornici in marmo. Due piccolissime finestre si aprono al mezzanino all'estrema sinistra e all'estrema destra. Una fascia continua nel sottogronda è decorata con motivi floreali. La facciata termina con un cornicione sul quale è posto lo stemma comunale caratterizzato da uno scudo sormontato dalla corona comitale e la stella a otto punte. La scritta O.P.Q.L significa "Ordo PopulusQue Lunensis", cioè "Il governo e il popolo di Luni".

Le due facciate laterali sono analoghe alla principale, senza il balcone, mentre quella sul retro ha il portone, edificato nel 1825, e i finestroni del piano terra coperti da un porticato in bugnato con sovrastante terrazzo con parapetto in colonnine di marmo.

Il portone principale conduce ad un ampio cortile interno di forma quadrangolare cinto da un colonnato in marmo che sostiene due logge superiori, che nelle forme, ben richiama lo stile dei palazzi genovesi. Le colonne, in marmo, appartengono all'ordine tuscanico e sono raccordate da archi a tutto sesto sottolineati da cornice e il portico risultante è coperto da volte a vela. Nel chiostro sono conservati stemmi gentilizi di alcune fra le più importanti famiglie sarzanesi, frammenti marmorei, parti di architettura dell'antica Luni come capitelli e basamenti.

Sulle pareti sono murati fregi, lapidi e sulla destra si trova anche il sarcofago marmoreo di Benedetto Celsi. Infine, al centro del chiostro si trova una fontanella ottocentesca. Sulla destra dell'ingresso principale si apre lo scalone, che porta alla loggia superiore, anch'essa archivoltata a tutto sesto. La balaustra dello scalone è formata da colonnine in marmo.

Salendo al primo piano si incontra un altorilievo, fissato al muro, raffigurante San Giorgio che uccide il drago, opera attribuita a ignoto scultore genovese del XVI, un tempo collocata presso la porta principale della città e trasportato alla fine del secolo scorso nel palazzo Comunale.

In una finestra all'interno dell'edificio, si trova una colonnina di spartizione, in marmo, che probabilmente appartiene alla costruzione originaria. I soffitti sono voltati a vela, gli stipiti delle porte, architravate, sono in ardesia, spesso scolpita con un leggero bassorilievo, alcuni provengono da edifici sarzanesi demoliti e principalmente dal Convento di S. Domenico.

Al piano nobile, l'ultimo dell'edificio, si accede tramite una scala interna in quanto lo scalone termina al primo piano. Nel palazzo si trovano numerose opere d'arte: tele collocate nei vari uffici di un certo interesse quasi tutte provenienti da altri edifici demoliti o trasformati. Diversi sono i dipinti che raffigurano personaggi storici, alcuni dei quali di origine sarzanese. Nell'ufficio del sindaco vi sono il ritratto di Re Carlo Felice e una tela del 700 raffigurante Nicodemo d'Arimatea che raccoglie il sangue di Cristo sul Calvario. Nella sala consiliare si trovano due grandi ritratti dell'800 con Papa Niccolò V e il Cardinale Filippo Calandrini, un ritratto di Francescotto Parentucelli uomo politico della fine del cinquecento (XVII), di Lancillotto Cattani ambasciatore presso la Repubblica di Genova (XVII, olio su tela), di Niccolò Mascardi gesuita missionario nel Sud America ed ivi trucidato (XVII, olio su tela) ed infine di Francesco Cicala uomo di legge e capitano generale del regno di Sardegna (XVII, olio su tela).

Interessante è osservare come i ritratti rappresentanti Francescotto Parentucelli e Filippo Calandrini, posti sul lato lungo della sala verso il cortile, erano in origine i ritratti di due coniugi, accompagnati dai rispettivi figli: il maschio con il papà e la femmina con la mamma, secondo le tradizioni. Successivamente però le figure dei figli vennero coperte e per quanto riguarda i genitori, il padre venne risparmiato mentre la madre fu costretta a prestare il suo volto grassoccio al cardinale Calandrini. Questa parte del ritratto è l'unica che non fu stata ridipinta anche se fu necessario allungare in modo irregolare il lobo dell'orecchio destro per coprire il pendente di perle della signora.

Più curiosa è la storia di Lancillotto Cattani poiché una testa ed una mano decisamente virili furono aggiunti ad un corpo femminile, come rivelano la forma dell'abito, la posa del braccio destro e quella del braccio sinistro, dato che la mano era probabilmente in origine destinata a reggere un ventaglio.

All'interno del palazzo si trova inoltre l'Archivio storico dove sono conservati gli atti, i documenti e le delibere comunali che vanno dal periodo feudale fino all'inizio dell'età moderna.

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