L'antica dimora della famiglia di Papa Niccolò V, un simbolo di prestigio.
ATTRIBUZIONE: maestranze comunali.
LOCALIZZAZIONE: Sarzana (SP) – Liguria, Italia.
INDIRIZZO: piazza Giacomo Matteotti,22, Sarzana (SP).
COSTRUZIONE:
In quello che viene considerato per la città di Sarzana il cuore civico e politico, ovvero piazza Matteotti, sorge uno dei più celebri palazzi della città, poiché sede della famiglia Parentucelli e ultima dimora abitata dai Bonaparte (poi ceduta con un atto notarile nel 1529), discendenti di napoleone, prima di recarsi ad Ajaccio, in Corsica: palazzo lucri, meglio conosciuto come "palazzo Parentucelli".
Questo edificio si erge a nord della piazza ed è caratterizzato da un porticato, originariamente su colonne marmoree, recentemente riemerse all'interno dei posteriori pilastri di muratura. Su di essi si imposta, al n. 21, il sopracitato palazzo Lucri (già Parentucelli), dove, il 15 novembre 1397, nacque il futuro pontefice Niccolò V, (Tommaso Parentucelli) da Andreola di ser Tomeo di Verrucola dè Bosi e da Bartolomeo Parentucelli, medico sarzanese.
Sull'ottocentesca facciata si taglia lo stemma di Antonio Maria Parentucelli, cugino del Papa, che venne nominato nel 1469 primo vescovo della Diocesi di Luni e Sarzana, forte testimonianza della presenza di questi all'interno dell'edificio. Canonico della cattedrale di Bologna, nel 1465, titolare di diritto canonico nello studio di quella città dal 1466 al 1468, Vescovo di Luni e Sarzana dal 1469 al 1485, anno della sua morte. L'accesso al palazzo attraverso il portone principale, porta alla scala nobile sulla cui prima rampa si trova un bassorilievo che raffigura il papa sarzanese attraverso il suo stemma in marmo di Carrara, opera del XV secolo recante le sigle "N.PP. V" (Niccolò Papa V), raffigurante, appunto, la tiara e le chiavi di San Pietro. Niccolò V aprì la strada a molti sarzanesi e lunigianesi per incarichi di rilievo nella curia pontificia, ad iniziare dal fratello uterino Filippo Calandrini, che divenne penitenziere maggiore e vescovo suburbicario di Santa Sabina, mentre Antonio fu anche delegato pontificio ad Avignone.
Nel vecchio portone del civico n. 27, sparse sulla superficie si notano delle zeppe in legno servite ad otturare i buchi prodotti dalle schegge di una bomba esplosa sotto il portico, che lesionò gravemente anche il portale in marmo, le quali uccisero nelle ultime ore di guerra Mirella, la figli adolescente del poeta e scrittore cittadino Corrado Marinetti. Anche il portone con il civico n. 31 appartiene alla storia della città e non solo: qui, infatti, abitava il mazziniano don Carlo Chiocca, canonico del capitolo della Cattedrale. Insieme ad un altro prete, don Francesco Chiodo, Chiocca era il capo della setta repubblicana e grande esperto di processi chimici e fisici. Proprio in questa abitazione il sulfureo sacerdote ha dunque ideato e realizzato le prime bombe al fulminato di mercurio, alcune delle quali furono certamente utilizzate dal faentino Felice Orsini per attentare nel 1858 alla vita dell'imperatore Napoleone III.
Niccolò V
Nato nella Repubblica di Genova, a Sarzana il 15 novembre 1397, città in cui il padre Tommaso Parentucelli esercitava la professione di medico. Quest'ultimo morì quando Tommaso era ancora piccolo, nel 1401, così la madre Andreola Tomei, sposò in seconde nozze Tommaso Calandrini, da cui ebbe altri tre figli: Filippo che grazie al fratello ebbe incarichi nella curia pontificia, Federico e Caterina. Molto giovane, Tommaso, abbandonò Sarzana per recarsi a Bologna dove iniziò gli studi di teologia e conseguendo la laurea nel 1422. Nel 1444 fu nominato Vescovo di Bologna, mentre el 1446 Papa Eugenio IV, lo nominò cardinale, un anno dopo la morte di questo, nel 1447, Tommaso fu nominato papa con il nome di Niccolò in ricordo del cardinale Albergati. Fu al contempo il 280 vescovo di Roma, fino all'anno della sua morte nel 1455. I suoi otto anni di pontificato furono molto importanti per la storia politica, scientifica e letteraria del mondo.