Un toccante tributo ai caduti di guerra, simbolo di memoria collettiva.
MATERIA E TECNICA: bronzo/ fusione; marmo bianco di Carrara/ scultura.
MISURE: altezza 915 cm, lunghezza 915 cm, larghezza 690 cm.
ATTRIBUZIONE: Fontana Carlo, scultore.
LOCALIZZAZIONE: Piazza Giacomo Matteotti, Sarzana (SP).
COSTRUZIONE: 1934 ca.
AI centro di piazza Matteotti, centro civico e cuore della città fin dal medioevo, si erge un monumento in marmo sovrastato dalla figura in bronzo della Vittoria alata e ferita, la "Procellaria", inaugurato nel 1934. L'opera dello scultore sarzanese Carlo Fontana, autore della celebre "Quadriga dell'Unità" a Roma, è dedicata ai caduti della Prima Guerra Mondiale e risale infatti agli anni Trenta del Novecento.
Questo monumento simboleggia lo sforzo compiuto dall'Italia per arrivare alla vittoria nella Grande Guerra. L'opera è quasi interamente in marmo bianco di Carrara ade eccezione della statua bronzea posta in sommità, allegoria della Vittoria. Il monumento, a pianta rettangolare, si compone di grandi blocchi di marmo e da una vasca sul lato orientale che raccoglie l'acqua sgorgante dal busto di una figura maschile nuda e con uno scudo scolpita nel blocco marmoreo; sul Iato opposto e sul retro sono raffigurati dei soldati che trasportano a bracci un cannone. Sul fronte, al di sotto della statua, è affissa una lapide commemorativa dove sono elencati i caduti nella Guerra dal 1915 al 1918, i quali raggiungono i 154 nomi posti su quattro colonne, a questa vi si accede salendo tre scalini in marmo, mentre sui restanti tre lati una panchina corre lungo la base e la vasca.
La vittoria alata, posta a picco, sull'ultimo blocco marmoreo, è ferita, con la mano sinistra sorregge infatti l'ala colpita che non riesce a risollevarsi. La figura sembra essere appena atterrata, come si potrebbe dedurre dal piede destro puntato in avanti e quello sinistro posto indietro e ben saldo a terra, anche dalla tunica che cinge il suo corpo e che, è rigonfiata dal vento. Il corpo della vittoria è molto esile, ma abbastanza da resistere al
dolore della ferita.