Teatro degli Impavidi

Ascolta l'audioguida

Un elegante palcoscenico ottocentesco che anima la vita culturale di Sarzana.

Attribuzione: Bernardo Valenti e Francesco Remedi (progetto).
Localizzazione: Sarzana (SP), Liguria, Italia.
Indirizzo: Via Mazzini, Sarzana (SP).
Costruzione: 1807-1809.

Il teatro Impavidi, così chiamato dall'omonimo gruppo di soci imprenditori che nel gennaio del 1807 s'impegnò ad acquistare il convento e la chiesa dei frati domenicani dove ancora oggi risiede, nasce con l'obbiettivo di "educare i costumi, rilassare gli animi ed emulare le virtù" come recita la lapide marmorea sulla facciata esterna, posta nello spazio tra il primo ed il secondo piano e ad oggi collocata sul lato sinistro dell'ingresso secondario.

Agli inizi dell'Ottocento, il "teatro dei Leoni", teatro "vecio" per i cittadini di Sarzana, che si ergeva fra via Bertoloni e via Torrione Genovese, non era più sufficiente in termini di ampiezza, funzionalità e posizione del contesto urbano, la necessità di uno spazio più grande adeguato al crescente numero di cittadini e visitatori sempre più interessati al contesto teatrale, trovò terreno fertile, quando fu indetta la soppressione di alcuni edifici religiosi tra cui il complesso Domenicano sarzanese che fu messo in vendita ed acquistato da quattordici "impavidi" uomini agiati che, successivamente, per svariate motivazioni diminuirono e restarono ufficialmente ad otto. La nuova area rispecchiava in toto le caratteristiche pensate per la nascita di un nuovo teatro in città, in primis per la posizione centrale che avrebbe avuto l'edificio. Inizialmente fu l'architetto Paolo Bargigli, professore presso l'accademia di Carrara, ad occuparsi del progetto, che essendo stato rifiutato per ben due volte dai soci per stile e proporzioni fu affidato infine a Bernardo Valenti. Il progetto creò numerose diatribe interne e spaccature riguardanti anche il gesto, quasi blasfemo, di costruire un luogo di svago sullo scheletro di un luogo di culto, per questo il teatro fu terminato due anni dopo nel luglio 1809 ed inaugurato il 9 settembre dello stesso anno. Lo spettacolo prescelto per aprire la nuova stagione teatrale comprendeva il dramma giocoso di Bernardino Mezzanotte "Astuzia contro Astuzia", posto in musica da Pietro Carlo Guglielmi. Nel 1815 crollò il soffitto affrescato, sopra la platea, che fu ricostruito nell'arco di un anno, ma che portò alla decisione di svolgere una sola opera all'anno per problemi di natura economica. Dal 17 maggio 19993 il teatro chiuse per la mancanza di alcuni requisiti di sicurezza, riaprendo nel 1996 dopo alcuni lavori di consolidamento strutturale. I lavori di assestamento statico ed il restauro della facciata, della volta e delle antiche capriate iniziarono nel 2004 e nel luglio 2017 fu terminato anche l'ultimo progetto di lavori di ristrutturazione e completamento che ad oggi permettono la piena attività stagionale. Il teatro presenta un'architettura caratterizzata da un insieme di elementi settecenteschi e neoclassici L'esterno è di impianto neoclassico e di elegante semplicità con alcuni elementi in ferro battuto come lampade o grondaie che testimoniano una tipica tradizione artigianale sarzanese.

La facciata è definita da un doppio ordine di finestre e la zona inferiore è contraddistinta da tre porte, le quali sono alternate da due finestre tutte ad arco intervallate da lesene e chiuse da cornice marcapiano, la parte centrale in lieve getto, due ordini di finestre superiori e un alto cornicione alla sommità scandito da piccole lesene. Impercettibile è la sporgenza del prospetto centrale che si affaccia sulla piazza Garibaldi. La collocazione inoltre non è casuale, in quanto la struttura si trova su via Mazzini, l'asse longitudinale più antico, dove sorgono i più importanti edifici religiosi. Il nuovo edificio, perfettamente integrato nel contesto urbano, costituiva un moderno esempio di teatro del tutto autonomo rispetto all'edilizia circostante. Nonostante alcuni restauri e adattamenti, soprattutto con i danni subiti durante la Seconda guerra mondiale, il teatro ha mantenuto una precisa coerenza strutturale. Dal dopoguerra il teatro è utilizzato come cinematografo. Nel 1993 si iniziarono dei lavori di consolidamento strutturale e dal 1996 le attività ripresero. I lavori sono proseguiti dal 2004 con l'assestamento statico dell'edificio ed il restauro della facciata, della volta e delle antiche capriate. All'interno un atrio conduce direttamente alla sala principale a forma di ferro di cavallo con tre ordini di palchi e loggione e che presenta decorazioni di stile neoclassico come pitture, stucchi, medaglioni e rilievi di cariatidi che emergono tra un palchetto e l'altro e all'ingresso della sala. Il palcoscenico ed il porticato vennero costruiti su quello che una volta era il chiostro. Tracce della struttura precedente, sono ancora visibili, come un pozzo sotto il palco stesso ed una lunetta affrescata nei camerini ma non ben conservata. Il sipario originale era stato dipinto da un certo Maret e rappresentava Omero che suona la lira mentre quello secondario era stato dipinto da Giovanni Battista Celle e rappresentava una scena con ninfe e fauni. La volta del soffitto, restaurata dopo i danni subiti durante la Seconda Guerra Mondiale, è invece decorata con pitture dello stesso Celle rappresentati amorini suonatori in un cielo azzurro che si armonizza con le decorazioni bianche e dorate della sala. In alcune stanze del foyer sono ancora visibili soffitti affrescati.

Può interessarti anche